I data center stanno spuntando ovunque e non ce ne accorgiamo: nelle campagne e nei deserti, nelle aree industriali ma anche nel cuore delle grandi città, persino dentro i grattacieli di New York. Sono la colonna portante dell’economia digitale e uno degli snodi più critici della corsa globale all’intelligenza artificiale. Strutture indispensabili, ma energivore e assetate di acqua, che mettono sotto pressione territori e infrastrutture locali. Secondo le stime di McKinsey, entro il 2030 saranno necessari investimenti complessivi di circa 7mila miliardi di dollari a livello globale per ampliare la capacità dei data center e della potenza di calcolo, inclusi i carichi legati all’AI e ad altre applicazioni digitali. Una cifra colossale per sostenere tecnologie potenzialmente rivoluzionarie, ma ancora circondate da molte incognite, soprattutto sul piano ambientale.Il primato spetta agli Stati Uniti, sia per numero di data center – oltre 5.000 – sia per capacità energetica installata. La Cina, puntando su mega-impianti, sta però colmando rapidamente il divario. Le infrastrutture dedicate all’AI sono diventate uno dei motori della crescita economica americana e il loro epicentro si trova nella Virginia del Nord, dove transita circa il 70% del traffico internet mondiale.Guarda il documentario a cura di Francesca Forcella
Siamo stati dentro i data center in Italia e negli Stati Uniti per capire cosa c'è dietro il trionfo dell'AI
I data center sono quella infrastruttura invisibile che sostiene l’economia digitale e la corsa all’intelligenza artificiale. Dalla Virginia del Nord alla Lombardia, tra hyperscaler americani e modelli europei più orientati alla sostenibilità






