I data center. Cioè: tra le parti essenziali della colonna dorsale globale che sostiene la digitalizzazione dell’economia e della nostra società. Un’infrastruttura informatica - al servizio d’Intelligenza artificiale (Ia) cloud computing e big data - la cui distribuzione mondiale non è equilibrata. E sì, perché - nonostante il tanto decantato, da parte di Donald Trump, deficit commerciale degli Usa - l’America domina il comparto. Una supremazia tecnologica - e conseguentemente geopolitica - che è nei numeri.
Dati Paese per Paese
Secondo i dati di S&P Global Market Intelligence gli Usa, alla fine del 2024, possiedono 3.445 centri dati. A seguire, nell’ambito di una sfida tecnologica che si rinnova, c’è la Cina: l’ex Regno di Mezzo - comunque ben distanziato - vanta 1.810 strutture. Sul terzo gradino del podio, ancora più lontano, si trova il Giappone che ha 471 data center.
E il Vecchio continente? In Europa la Germania e la Gran Bretagna sono i Paesi con il più alto numero di centri dati, rispettivamente a quota 465 e 363. Gli altri tre Stati Ue, poi, che possono vantare una presenza non irrilevante nel settore sono: Francia (243), Olanda (199) e Italia (191). Infine debbono ricordarsi: Russia (324), India (295) e Australia (245). Insomma: al di là degli specifici dati è chiaro come, da una parte, gli Stati Uniti siano per l’appunto “uber alles”; e che, dall’altra, l’Asia (in particolare Pechino) tenti di dire la sua. Il tutto con l’Europa che, se considerata nel suo insieme, riesce a fare massa ma che - riferendosi ai singoli Paesi - riduce la sua rilevanza.








