L'espansione dei data center dedicati all'intelligenza artificiale negli Stati Uniti ha dato il via a una nuova discussione, ancora una volta per l'impatto energetico. Naturalmente, l'effetto della presenza dei data center AI si riflette direttamente su cittadini e infrastrutture.
Tra i casi recenti più discussi vi è senza dubbio quello di Lake Tahoe, al confine tra California e Nevada, dove circa 49.000 residenti dovranno trovare una nuova fonte di approvvigionamento elettrico entro maggio 2027 dopo la decisione di una compagnia energetica del Nevada di interrompere la fornitura a un operatore californiano.
Come riportato da SFGate, la situazione coinvolge i clienti serviti da Liberty Utilities, azienda con base in California che oggi riceve il 75% dell'energia da NV Energy, società attiva oltreconfine. Sebbene NV Energy sostenga che il cambiamento fosse pianificato da anni e abbia subito rinvii già dal 2009, nel contesto attuale il tempismo risulta piuttosto curioso, soprattutto a fronte di 17 anni di ritardi.
Secondo il Desert Research Institute, i data center hanno assorbito il 22% della rete energetica del Nevada nel 2024, con una quota potenziale del 35% entro il 2030. Le prospettive risultano ancora più impegnative considerando che 12 strutture previste nello Stato potrebbero richiedere fino a 5,9 GW entro il 2033, pari a circa 2,8 volte la produzione della diga di Hoover.












