I Data Center in Italia sono diventati il banco di prova della transizione digitale: la crescita dell’IA spinge consumi, investimenti e richieste di connessione, mentre norme europee, autorizzazioni nazionali e vincoli energetici definiscono i margini reali della sovranità digitale

docente universitario di diritto pubblico – UNIMI

I Data Center in Italia sono diventati il banco di prova della transizione digitale: la crescita dell’IA spinge consumi, investimenti e richieste di connessione, mentre norme europee, autorizzazioni nazionali e vincoli energetici definiscono i margini reali della sovranità digitale.

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I dati hanno ormai assunto il ruolo di risorsa strategica primaria, equiparabile al petrolio nel Novecento industriale, in quanto alimentano l’economia digitale e definiscono il vantaggio competitivo delle Nazioni. Tuttavia, a differenza degli idrocarburi, i dati si moltiplicano esponenzialmente e richiedono un’infrastruttura fisica permanente, i Data Center, per essere archiviati ed elaborati[1]. L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA) sulla domanda elettrica è dirompente: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), i consumi globali dei Data Center subiranno un incremento del 127% entro il 2030, passando da 415 TWh a 945 TWh[2].