I data center che stanno entrando in funzione in Italia quest’anno (per una potenza di 110 megawatt) e quelli previsti per il 2026 (altri 250 MW) nell’arco di 24 mesi aggiungeranno alla capacità di elaborazione basata nel nostro Paese più di tutta la potenza che risultava installata alla fine dello scorso anno (287 MW). In questo campo, sempre più strategico, soprattutto per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI) generativa, l’Italia sta, dunque, conquistando un suo “posto al sole”? E lo sforzo per dotarsi di un’infrastruttura da Paese avanzato è giustificato visto che i grandi impianti di elaborazione assorbono moltissima energia (quelli americani di maggiori dimensioni consumano come una città da un milione di abitanti), hanno bisogno di molta acqua per il raffreddamento (salvo gli impianti raffreddati ad aria, in genere basati in Paesi dal clima molto rigido) mentre i nostri dati, vista la loro natura immateriale, possono essere gestiti anche da data center basati in altre nazioni?