La costruzione dei data center, grandi stabilimenti che contengono processori altamente specializzati che garantiscono energia per l’intelligenza artificiale, è sempre più contestata dai cittadini statunitensi. Secondo un sondaggio Reuters-Ipsos, solo un americano su tre la approva senza riserve, con un sostegno leggermente più alto da parte degli elettori repubblicani. Tra chi vi si oppone ci sono prospettive diverse. Gli ambientalisti sono preoccupati principalmente per il quantitativo d’acqua di cui questi centri hanno bisogno per operare, i residenti per il possibile aumento del prezzo delle bollette dato dalla grande quantità di energia che consumano, mentre altri sono infastiditi dal fatto che queste grandi opere non creino un numero sufficiente di posti di lavoro all’interno delle comunità, garantendo invece vantaggi fiscali ad aziende già ricchissime. Anche Ron DeSantis, il governatore repubblicano della Florida, ha affermato che i cittadini non devono pagare un centesimo in più in bolletta perché “si tratta delle aziende più ricche della storia dell’umanità”, a dimostrazione di quanto il tema sia trasversale.Nell’ultimo anno ci sono stati più di cento tentativi di approvare moratorie alla costruzione dei centri dati a livello locale. Alcune di queste chiedono una pausa di breve termine nell’emissione dei permessi per dare ai governi statali la possibilità di implementare linee guida ambientali adeguate, anche perché non ne esistono a livello federale; altre vorrebbero imporre un divieto totale della costruzione. In Maine, la governatrice Janet Mills ha dovuto porre il veto su una moratoria votata dalle Camere: ha affermato che, nonostante la condivida nel merito, non poteva firmare la legge perché avrebbe rallentato la costruzione di un data center fondamentale per un paese di meno di cinquemila abitanti. Il candidato democratico al Senato in Maine, il controverso Graham Platner, si è invece dichiarato favorevole a una moratoria federale.Anche i cittadini si muovono autonomamente, partecipando ai consigli comunali in cui si discute l’approvazione dei progetti di costruzione dei centri dati e proponendo referendum sul tema. La piccola cittadina di Monterey Park, in California, è stata la prima in tutto il paese a votare per bandire in modo permanente i data center dal proprio territorio, con ben l’88 per cento dei voti favorevoli. Il testo del referendum californiano, che aveva come oggetto la “protezione della qualità dell’aria, delle risorse idriche e della salute pubblica”, è stato aspramente criticato da HMC Stratcap, azienda che aveva interesse a costruire lì un data center. L’azienda ha affermato che il testo era scritto in modo tale da creare un pregiudizio favorevole alla misura. Le preoccupazioni principali dei cittadini di Monterey Park erano gli effetti che i data center avevano sull’ambiente e la paura per l’aumento incontrollato dei prezzi delle bollette. Un tema che accomuna gli elettori di entrambi i partiti, acuito dal ritorno dell’inflazione al 4,2 per cento, il livello più alto da aprile 2023. C’è poi una minoranza di cittadini favorevole alla costruzione dei centri dati, che rimangono molto attraenti per le aree rurali. Infatti, non richiedono un’ingente forza lavoro per funzionare, ma garantiscono un gettito fiscale altrimenti inesistente per le piccole comunità. Chris Clark, il ceo della Camera di commercio della Georgia, ha detto a Npr che nell’area in cui vive “stanno costruendo uno dei più grandi data center del mondo, e genererà più valore di imposta sulla proprietà di tutti i residenti messi insieme”.Dato il dibattito acceso, hanno fatto scalpore le dichiarazioni di OpenAI secondo cui la Cina ha cercato di influenzare la discussione sul tema attraverso due campagne social mirate: agenti con sostegno cinese hanno utilizzato ChatGPT per generare commenti negativi sull’aumento del costo delle bollette dovuto ai data center e per affermare che Donald Trump ha utilizzato i dazi come un’arma per mantenere gli Stati Uniti al vertice nella corsa alle nuove tecnologie. OpenAI ha però riferito che non ci sono prove che la campagna sia riuscita a influenzare l’opinione pubblica su vasta scala. Ben Nimmo, il responsabile delle indagini dell’azienda, ha affermato che “la campagna non ha ottenuto un grande engagement” e che aver scoperto le mosse cinesi “è importante perché ne rivela le intenzioni e le narrazioni che cercano di amplificare, non tanto per l’impatto”, dato che “il dibattito esisteva già”.
I data center per l’AI al centro di molte contese elettorali negli Stati Uniti
Gli ambientalisti sono preoccupati per l'acqua di cui questi centri hanno bisogno, i residenti per il possibile aumento del prezzo delle bollette, mentre altri sono infastiditi dal fatto che queste grandi opere non creino un numero sufficiente di posti di lavoro. Un tema che accomuna gli elettori di entrambi i partiti











