Uno shock inflazionistico, non uno shock di crescita (per ora). L'analisi di Julian Howard, Chief Multi-Asset Investment Strategist di GAM.

Immaginate che il 27 febbraio 2026 vi venga comunicato che sta per scoppiare una guerra in Medio Oriente che bloccherà di fatto lo Stretto di Hormuz, e che vi troviate nella posizione privilegiata non solo di esserne certi, ma anche di potervi preparare in anticipo. Di fronte a questa opportunità unica, la logica di investimento tradizionale imporrebbe di ridurre l’esposizione azionaria all’interno del vostro portafoglio e di aumentare gli strumenti di diversificazione classici, come i titoli di Stato.

Incredibilmente, questa strategia avrebbe generato perdite dal momento in cui sono iniziati i bombardamenti fino alla fine di aprile. La sorpresa per il calo di titoli solidi come il Treasury a 10 anni sarebbe stata superata solo dall’incredulità totale nel vedere l’indice S&P 500 in territorio decisamente positivo già alla fine di aprile, dopo aver registrato una ripresa a V nel giro di poche settimane.

Le domande urgenti che si pongono gli investitori sulla scia di questa sorpresa sono se i mercati si siano in qualche modo “sbagliati” – e potrebbero essere sul punto di tornare alla normalità in risposta agli eventi in Medio Oriente – oppure se i cambiamenti fondamentali nel panorama dei mercati stiano mettendo in discussione il “potere” di diversificazione tradizionalmente associato ai Treasury USA, conferendo al contempo all’S&P 500 una ritrovata resilienza.