Da Hormuz ai tassiL’Euribor 3 mesi è salito dal 2,01% di fine febbraio al 2,18%, mentre l’Irs a 20 anni è passato dal 3% al 3,34%di Vito Lops26 maggio 2026L’attacco degli Stati Uniti in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz stanno già producendo effetti concreti non soltanto sui mercati finanziari globali ma anche sulle tasche delle famiglie. Scontando aspettative di inflazione più alta, negli Usa il tasso medio dei mutui trentennali ha superato nuovamente la soglia psicologica del 7%, livello che storicamente tende a frenare il mercato immobiliare.Il movimento non riguarda soltanto l’America. Anche in Europa la tensione sui bond si sta trasmettendo direttamente al costo dei mutui attraverso il rialzo degli Eurirs, i parametri utilizzati per determinare i tassi fissi, e degli Euribor, che riflettono le aspettative sui tassi a breve della Bce. Entrambi questi parametri stanno rialzando la testa.Il rialzo degli Eurirs e degli EuriborPiù nel dettaglio, l’Euribor 3 mesi è salito dal 2,01% di fine febbraio al 2,18%, mentre l’Irs a 20 anni è passato dal 3% al 3,34%. Questo vuol dire che chi sta pagando un mutuo a tasso variabile si ritroverà dal prossimo mese una rata più alta di 15-20 euro (per un mutuo di 150mila euro a 30 anni), in un trend che potrebbe proseguire se davvero la Bce dovesse allinearsi al movimento di mercato. Difatti i mercati obbligazionari stanno già facendo il lavoro sporco della banca centrale, irrigidendo le condizioni finanziarie ben prima di eventuali mosse ufficiali della Bce, e scontano tra i due e i tre rialzi dei tassi nell’Eurozona nei prossimi trimestri per fronteggiare il rimbalzo dell’inflazione innescato dal conflitto in Medio Oriente.Le curve forward sull’Euribor indicano attualmente un rialzo ulteriore dello 0,50%-0,60% nei prossimi mesi, con il tasso a tre mesi atteso tra il 2,7% e il 2,8% entro fine anno. Uno scenario che rischia di pesare soprattutto sui mutuatari a tasso variabile già esposti all’aumento delle rate.Diverso invece il quadro per chi oggi deve accendere un nuovo mutuo. «Al momento le banche italiane hanno scelto di non trasferire immediatamente il caro tassi sui nuovi clienti, lanciando invece importanti campagne promozionali a sostegno della domanda - osserva Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -.L’azione sugli spreadLe migliori offerte dei nuovi mutui a tasso variabile sono infatti passate soltanto dal 2,47% al 2,49%, mentre sui fissi si è addirittura registrato un lieve miglioramento delle offerte, dal 3,33% al 3,17%». Molti istituti di credito in questa fase hanno deciso di ridurre lo spread, ovvero il margine lordo applicato sul prestito che rappresenta una delle due componenti del tasso finale di un mutuo, evitando così un rapido aumento dei costi. Se non lo avessero fatto, i nuovi mutui a tasso fisso di 150mila euro vedrebbero già in media rate più care di circa 30 euro.