Le tensioni in Iran e nello Stretto di Hormuz stanno gonfiando l'inflazione. Non è soltanto una constatazione che i consumatori possono fare ogni qual volta si trovano al supermercato o al distributore per fare benzina: i dati sul carovita ad aprile, diffusi ieri dall'Istat, ne sono la certificazione. L'indice dei prezzi al consumo è salito il mese scorso del 2,7% su base annua (+1,1% rispetto a marzo). Ma se si guarda all'inflazione di fondo - il dato depurato dall'energia e dagli alimentari freschi, le due voci su cui grava maggiormente l'impatto della crisi mediorientale - i numeri segnalano un rallentamento di tre decimali, da +1,9% a +1,6%.La pagella I dati sono stati diffusi nello stesso giorno in cui S&P Global ha confermato il proprio giudizio sull'Italia, con rating BBB+ e outlook positivo, ribadendo le valutazioni fatte lo scorso gennaio.
La crescita dell'inflazione nell'ultimo mese, spiega l'Istituto nazionale di statistica, è «sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi degli energetici (da -2,1% a +9,2%) e degli alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%)». È l'effetto Hormuz e del blocco di uno degli snodi chiave del commercio e del traffico globale di petroliere, che ha fatto schizzare i prezzi del greggio e del gas, da due mesi sull'ottovolante.L'inflazione acquisita per l'anno in corso è quindi già del 2,3% (il Documento di economia e finanza indica per il 2026 il 2,4%). Un dato che potrebbe avere riflessi, il prossimo anno, sulla spesa pubblica per via dell'indicizzazione al costo della vita di pensioni e altre prestazioni fornite dallo Stato, oltre che sugli acquisti della PA. Al 2,3% si attesta anche il "carrello della spesa", in rialzo di un decimale.Per arginare i costi a carico di famiglie e imprese, sul tavolo del Consiglio dei ministri in agenda - secondo indiscrezioni - venerdì prossimo, ci potrebbe essere un nuovo intervento sui prezzi dei carburanti.L'ultimo provvedimento, differenziato tra benzina e diesel, scadrà proprio in quel giorno, e a fine mese terminerà anche il credito d'imposta per l'acquisto di carburante di cui possono beneficiare autotrasportatori e agricoltori. Le misure anti-rincari sono costate finora circa 1,3 miliardi, finanziate ricorrendo a tagli ai ministeri, incassi dalle aste di CO2 ed extragettito Iva. Continuare con i sostegni costringe però a fare i conti con la necessità di tenere in ordine i conti pubblici.Per queste ragioni, l'Italia ha intavolato con i partner europei e con Bruxelles discussioni per riuscire a includere anche l'energia, e non soltanto la difesa, tra le spese per le quali è possibile richiedere flessibilità rispetto alle regole del Patto di Stabilità e Crescita.Gli investitori Ieri Bankitalia ha diffuso i dati di marzo sul debito pubblico, salito a 3.158,8 miliardi di euro, registrando ben 19,5 miliardi in più nel solo mese di marzo.Lo spaccato fornito da Via Nazionale conferma tuttavia l'appeal del debito italiano tra gli investitori esteri. In questo caso i dati sono riferiti a febbraio e indicano una crescita della quota di debito in mano a fondi, istituzioni e banche internazionali, salita dal 34,8% al 35,4%. Al contrario, la quota detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è lievemente diminuita al 14,2% (dal 14,3% del mese precedente). A marzo si è invece ridotta al 17,6% la quota di debito detenuta da Bankitalia.












