La guerra in Iran fa schizzare i prezzi. Gli ultimi dati Istat certificano un aumento dell'inflazione a livelli che non si vedevano dal 2023, quando fu il conflitto in Ucraina far salire i costi dell'energia e dei beni. L'istituto ha certificato un aumento dell'inflazione del 2,7% rispetto all'anno precedente, mentre il carrello della spesa segna un +2,3%.

A spingere i prezzi verso l'alto sono principalmente due voci: gli energetici e gli alimentari non lavorati, entrambi in aumento.

"La dinamica dell’inflazione riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,6%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3%) e dell’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,6%)", si legge nel report mensile.

Aumenti che diventano un salasso per gli italiani. La guerra in Iran, "sta generando una maxi-stangata da complessivi 23 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie", è l'allarme lanciato dal Codacons. Secondo i calcoli dell'associazione, infatti, un'inflazione al +2,7% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da 893 euro annui per la famiglia "tipo" che sale a 1.233 euro annui per un nucleo con due figli. "Se si considera la totalità delle famiglie italiane, il conto totale della stangata raggiunge i 23 miliardi di euro su base annua".