Pochi giorni dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, gli europei hanno cominciato subito ad avvertire gli effetti della guerra sulla propria pelle. Il blocco dello Stretto di Hormuz – da cui transitano circa il 20 per cento del petrolio e il 30 per cento del gas – ha fatto schizzare al rialzo i prezzi dei carburanti, costringendo i governi a intervenire. Ma c’è un altro effetto, finora trascurato, che si farà sentire sugli scaffali dei supermercati nei prossimi mesi. La chiusura della lingua di mare che separa Iran e Oman ha provocato forti aumenti di prezzo anche per i fertilizzanti. Un fenomeno di cui finora si sono accorti principalmente gli agricoltori, ma che presto sarà sotto gli occhi di tutti.

La chiusura dello Stretto di Hormuz – da cui passa circa il 25 per cento dei fertilizzanti a livello globale – ha portato soprattutto a un aumento dell’urea, uno dei fertilizzanti azotati più utilizzati in agricoltura, proprio nel pieno della stagione della semina. «Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di agricoltori che hanno comprato fertilizzanti a prezzi proibitivi. Prima della guerra il prezzo dell’urea si aggirava intorno ai 380 euro a tonnellata, ora è salito a 1000 euro», spiega a Open Massimliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e di Copa, la più potente e rappresentativa lobby agricola europea.