ROMA - Lo stretto di Hormuz resta praticamente chiuso e si aggravano le tensioni sui prodotti energetici. L'escalation del conflitto in Medio Oriente - ha scritto ieri l'Istat - ha causato uno shock dal lato dell'offerta di prodotti energetici con potenziali effetti sistemici su crescita economica, occupazione e inflazione. E nel mirino ci sono a fianco dei prezzi dei carburanti quelli dei prodotti alimentari che già nell'ultima rilevazione dell'Istituto di Statistica a febbraio avevano segnato aumenti doppi rispetto all'inflazione. Con il carrello della spesa sempre più caro come il pieno di benzina e diesel. E nessuna ricaduta positiva per gli agricoltori. Cibo e petrolio beni strategici usati sempre più spesso come armi da guerra.

L'agroalimentare è tra i prodotti più colpiti dal caro petrolio e gas. C'è un impatto diretto per l'impennata dei costi di energia e fertilizzanti e comunque di tutti gli input produttivi, dalle materie plastiche agli impianti di irrigazione. E uno causato dalle carenze strutturali della logistica e dei trasporti tenendo conto che quasi il 90% delle merci viaggia su gomma. Secondo una analisi della Coldiretti cibo e bevande rappresentano il primo gruppo merceologico del trasporto stradale.