Il clima sui mercati continua a rimanere particolarmente nervoso.
Ieri le parole del nuovo Leader iraniano, Mojtaba Khamenei, sulla conferma della chiusura dello stretto di Hormuz, non hanno di certo aiutato il clima, con il Brent che ha chiuso sopra i 100 dollari al barile. E' questo il quadro che delineano gli analisti finanziari circa l'impatto della guerra in Medio Oriente sul prezzo delle materie prime energetiche. Al momento è "difficile individuare un catalyst che possa stabilizzare i mercati, anche se abbiamo raggiunto su diverse metriche livelli di estremo, sia sui bond che sull'azionario, che potrebbero in parte frenare le vendite", spiega Mps Strategy.
Per gli analisti di Barclays, più il conflitto si protrae, maggiore è la "pressione al rialzo sul greggio e più acuti diventano i rischi sia per l'inflazione che per la crescita". Nonostante il recente annuncio del rilascio delle riserve strategiche di petrolio e la decisione di Donald Trump sul greggio russo, il petrolio sta nuovamente testando la soglia dei 100 dollari al barile e la "correlazione tra azioni e petrolio rimane per ora estremamente negativa". Ma per ora, il sentiment "rimane resiliente, in attesa di un conflitto di breve durata. Quindi, se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi e il petrolio superasse in modo sostenibile i 100 dollari al barile, la fiducia del mercato in un "Trump put potrebbe trovarsi sempre più sotto pressione", conclude Barclays.









