L’allarme relativo a petrolio e gas è evidente. Ma anche sul fronte dei fertilizzanti la guerra in Medio Oriente sta scatenando una vera e propria emergenza, con potenziali gravi conseguenze sia sul piano economico – con probabili rincari anche nella filiera agroalimentare – sia sotto il profilo umanitario, fino a provocare una maggiore diffusione della fame nel mondo.
La regione del Golfo Persico, nota soprattutto per le ricche riserve di idrocarburi, è in realtà cruciale anche per i rifornimenti di altre materie prime e prodotti finiti. E tra le principali esportazioni figurano anche alcuni dei più diffusi nutrienti impiegati in agricoltura: dallo Stretto di Hormuz transita il 35% dell’export globale di urea, concime azotato derivato dal gas, e nel caso dello zolfo (che entra nella preparazione di DAP e MAP) la quota sale addirittura al 45%, stima Cru Group.
L’impatto sui prezzi – diretta conseguenza del crollo delle forniture disponibili – è stato immediato: l’urea granulare in Medio Oriente ha raggiunto 650 dollari per tonnellata alla fine della scorsa settimana, dai 485 dollari di prima della guerra. Il prezzo dell’ammoniaca importata in Europa è balzato intanto a 750 dollari per tonnellata, sui massimi da tre anni.













