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9 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:15
Sotto la superficie dell’economia degli idrocarburi c’è una risorsa molto più fragile e fondamentale per la stabilità nel Golfo Persico: l’acqua dolce. In una regione desertica che ospita metropoli e poli industriali tra i più avanzati del pianeta, la sopravvivenza quotidiana dipende essenzialmente dalla capacità tecnologica di trasformare l’acqua del mare in acqua potabile. Dipendenza che il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran trasforma ora nel principale tallone d’Achille dell’area.
La mattina di domenica 8 marzo il governo del Bahrain ha denunciato che uno dei suoi principali impianti di desalinizzazione è stato colpito da un attacco con drone che le autorità del regno indicano come di fabbricazione iraniana. La struttura che ha riportato danni materiali dovrebbe trovarsi nell’area industriale di Al Hidd, nel Governatorato di Muharraq, dove hanno sede una centrale elettrica e un grande impianto idrico che, secondo alcune fonti, fornisce il 75% del fabbisogno di acqua potabile del paese. Le autorità hanno dichiarato che la produzione di acqua è proseguita grazie ai sistemi di ridondanza della rete nazionale, ma denunciano l’episodio come un attacco contro infrastrutture civili critiche. Il caso segna un passaggio significativo nell’escalation regionale perché porta direttamente nel conflitto uno dei pilastri invisibili della sopravvivenza nei Paesi del Golfo. L’attacco, che ha poi finito per interessare anche l’impianto, aveva colpito la base statunitense di Juffair nella giornata di sabato e sarebbe la riposta di Teheran a un precedente raid americano che avrebbe colpito il desalinizzatore sull’isola iraniana di Qeshm. Gli Stati Uniti, dalla loro, hanno negato di aver preso di mira infrastrutture idriche iraniane.










