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10 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:28
Con l’estensione della guerra mossa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i governi regionali del Golfo Persico devono affrontare la propria vulnerabilità. La stabilità dei rifornimenti idrici viene messa a repentaglio. La maggior parte delle nazioni del Golfo dipende per l’acqua potabile dagli impianti di desalinizzazione costieri. Anche interruzioni, dirette o indirette, causate dal conflitto potrebbero innescare una rapida interruzione dei servizi essenziali.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno un consumo giornaliero pro capite tra 500 e 550 litri al giorno, più del 90 percento desalinizzata. Il Qatar ne consuma tra 400 e 450, al 99 percento desalinizzata, così come il Kuwait. Nel Bahrein i consumi giornalieri sono un po’ più contenuti, da 350 a 400 litri al giorno, ma la quota derivante dalla desalinizzazione è ancora elevatissima, tra il 90 e il 95 percento. A sua volta, l’Iran è un paese storicamente assetato; ma i suoi consumi non superano i 200 litri al giorno per abitante. La Persia è la culla della moderna ingegneria idraulica, poiché i suoi “qanat” di tremila anni fa hanno indicato all’umanità la via per rifornirsi d’acqua anche in condizioni geograficamente e climaticamente difficili (Fig.1). Tuttora, la quota della desalinizzazione iraniana è inferiore all’uno per cento, poiché le principali fonti sono le acque superficiali e sotterranee.









