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7 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 16:37

Due settimane fa aveva parlato della “più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia”. Ora, di fronte alla continua escalation militare degli Stati Uniti e a poche ore dalla scadenza dell’ennesimo ultimatum di Donald Trump all’Iran sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, Fatih Birol specifica che la crisi causata dagli attacchi di Usa e Israele contro Teheran è “più grave di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme”. Peggio che negli anni dell’austerity seguiti alla guerra del Kippur, dunque, e molto peggio che dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In un’intervista a Le Figaro pubblicata lunedì, il direttore della International Energy Agency spiega che “il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione dell’approvvigionamento energetico di tale portata”. I paesi più esposti alle conseguenze della crisi nel Golfo, con il blocco dello stretto di Hormuz che mette sotto pressione l’intera architettura degli approvvigionamenti globali, sono quelli in via di sviluppo, dove l’aumento dei prezzi dei combustibili rischia di tradursi rapidamente in instabilità economica e sociale.

I paesi membri dell’Agenzia hanno già iniziato a rilasciare parte delle riserve strategiche per contenere lo choc, ma il processo è ancora in corso e, da solo, difficilmente potrà compensare una perturbazione simultanea delle rotte marittime e della capacità di esportazione iraniana. Parallelamente, l’Aie sta lavorando con i governi per coordinare misure di emergenza per ridurre la domanda: più lavoro da casa in modo da ridurre i consumi di carburante, limitazione dei viaggi aerei per lavoro, abbassamento dei limiti di velocità in autostrada, promozione del trasporto pubblico, limitazione della circolazione delle auto private con interventi come le targhe alterne.