Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 13:33

Si è detto più volte che la crisi scatenata dalla guerra in Iran con la chiusura dello Stretto di Hormuz è la più grave minaccia di sempre alla sicurezza energetica. Ma in Unione europea sta anche mettendo in luce una vulnerabilità del tutto nuova, che la distingue da altri recenti choc come quello del 2022 seguito all’invasione russa dell’Ucraina, quando a preoccupare era la carenza di gas. Stavolta il rischio è che ad esaurirsi sia il petrolio disponibile sul mercato e sotto forma di scorte. Il problema è che nel Vecchio Continente nessuno è davvero in grado di dire se succederà la settimana prossima o a fine mese. Perché, come ha ricostruito Politico Eu, le istituzioni europee non hanno un quadro aggiornato giorno per giorno sulle riserve strategiche di carburanti né tantomeno una visione completa delle scorte commerciali, che sono distribuite tra depositi privati, porti, aeroporti e altre infrastrutture. Mentre il conflitto in Medio Oriente spinge al rialzo i prezzi di diesel, benzina e jet fuel, insomma, Bruxelles fa i conti con un vuoto informativo che complica ogni risposta politica ed economica.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, che per capire quanto siano pieni gli stoccaggi fa riferimento a dati della società di analisi sulle commodity Kpler ottenuti esaminando immagini satellitari dei serbatoi, a febbraio le scorte erano già inferiori rispetto a quelle disponibili un anno prima ma su marzo ci sono dati limitati. Particolarmente ostico capire quale sia davvero la situazione per quanto riguarda uno dei fronti che più stanno preoccupando gli europei in vista delle vacanze estive: la disponibilità di jet fuel, cioè carburante per aerei, visto che le informazioni sono in mano alle aziende che non sono tenute a condividerle. Di qui i corto circuiti comunicativi andati in scena in aprile, con la Commissione che si è affrettata a smentire l’Aie sulle probabili cancellazioni di voli causa mancanza di cherosene.