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Da quasi due mesi l’Unione Europea sta cercando di prevenire la scarsità di combustibili fossili causata dal blocco dello stretto di Hormuz, ma la mancanza di sistemi affidabili per misurarne la disponibilità rischia di vanificare parte di quegli sforzi. Le scorte di petrolio e gas naturale di ogni stato membro sono note, ma mancano informazioni aggiornate sui prodotti raffinati come i vari tipi di carburante e le materie prime per gli impianti petrolchimici, cioè i prodotti che sono usati direttamente dall’industria e dai consumatori.

Già a marzo una riunione tra rappresentanti dei governi di Belgio, Paesi Bassi e Spagna aveva segnalato la scarsa disponibilità di informazioni sui prodotti raffinati, con richieste alla Commissione Europea di risolvere il problema e di farlo velocemente (se necessario improvvisando per lo meno un canale WhatsApp sul quale condividere i dati).

Un funzionario europeo consultato da Politico ha detto che c’è una conoscenza molto limitata sui dati di mercato del gas e del petrolio, che vengono aggiornati con lentezza. Per queste informazioni l’Unione Europea fa affidamento soprattutto su Eurostat, il proprio ente statistico, ma i dati sui carburanti per uso privato e industriale vengono aggiornati con settimane (a volte mesi) di ritardo. Le scorte sono inoltre controllate da aziende private, che per motivi di opportunità commerciale comunicano il minimo richiesto alle istituzioni.