<p>Il conto della guerra in <strong>Medio Oriente</strong> sale a <strong>53 miliardi </strong>di euro.

Tanto l’Europa ha speso in più per comprare <strong>combustibili fossili</strong> dall’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, secondo una stima della task force sull’Energia riunitasi il 10 luglio.

La crisi che coinvolge lo <strong>Stretto di Hormuz,</strong> il braccio di mare tra Iran e Oman da cui passava circa un quinto delle consegne di petrolio a livello globale, ha fatto salire il costo delle materie prime energetiche. </p> <p>Negli stessi mesi Bruxelles è tornata a guardare a un altro fornitore: la <strong>Russia</strong>.

Secondo il <em>Financial Times</em>, nel primo semestre 2026 l’Ue avrebbe comprato quasi <strong>10 milioni di tonnellate</strong> di gas naturale liquefatto (<strong>gnl</strong>) dal principale impianto russo, un record. </p> <p> </p> <h2><strong>Petrolio e gas sull’ottovolante</strong></h2> <p>Ogni recrudescenza della guerra, compresi gli attacchi incrociati tra Stati Uniti e Iran del fine settimana,<strong> soffia sulle quotazioni </strong>di greggio e gas, volatili.

Nella mattina del 13 luglio, mentre proseguono gli scontri (sia verbali sia militari) per il controllo dello Stretto, il <strong>gas naturale</strong> è tornato a superare <strong>50 euro al megawattora</strong> al Ttf di Amsterdam, hub di riferimento per il mercato europeo, mentre il <strong>greggio Brent</strong> (benchmark internazionale per il petrolio) viaggia intorno ai <strong>79 dollari </strong>al barile, in rialzo di circa il 4%. </p> <p>Rispetto a una settimana fa, il petrolio mostra un aumento intorno all’8%.