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17 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:08

L’Unione europea continua a fare passi avanti sulle rinnovabili, eppure il conflitto in Medio Oriente ha mostrato tutta la vulnerabilità dell’Europa rispetto agli shock dei prezzi sui mercati internazionali. Una fragilità direttamente proporzionale alla dipendenza dai combustibili fossili che l’Europa importa per il 58% del fabbisogno energetico totale (con una dipendenza del 95% per il petrolio e del 90% per il gas). Il costo dell’energia prodotta da gas nell’Ue è aumentato di oltre il 50% nei primi dieci giorni del conflitto, a partire dal 28 febbraio. Secondo un’analisi del think tank Ember, con il balzo dei prezzi, nello stesso periodo, l’Ue ha pagato 2,5 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni di combustibili fossili. Ma l’impatto si sente molto di più nei Paesi più dipendenti dal gas, come l’Italia. Qualcosa del Green deal, piano strategico per raggiungere la decarbonizzazione, è arrivato a destinazione, ma è lontano “lo sbarco sulla luna” annunciato dalla presidente della Commissione Ue. “L’Unione europea era partita bene nel primo mandato Ursula von der Leyen, ma la reazione alla crisi in Ucraina ha portato a un eccesso di investimenti in infrastrutture di gas, in particolare di gas naturale liquefatto, che hanno accelerato la nostra dipendenza dagli Stati Uniti” spiega a ilfattoquotidiano.it Michele Governatori, docente di economia applicata ed esperto senior energia del think tank indipendente sulla transizione energetica Ecco. Per ridurre la dipendenza dal gas russo, l’Ue è entrata in un’altra trappola, quella del gas acquistato a caro prezzo dagli Usa che, senza colpo ferire, hanno appena dato il via libera agli acquisti di petrolio dalla Russia, a cui l’Ue continua ad applicare le sanzioni e un price cap. “Se con la crisi in Ucraina in parte era inevitabile importare il gas da altri Paesi, almeno nel primo periodo – aggiunge – dall’altro lato, sono stati costruiti troppi terminali Gnl, che poi peseranno sul costo dell’energia, mentre si poteva puntare di più sulle rinnovabili, soprattutto in Paesi come l’Italia”.