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3 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:43

L’escalation in Medio Oriente continua a scuotere i mercati energetici, tra rialzi record del prezzo del gas , impennata del petrolio e crescente incertezza sulla reale operatività dello Stretto di Hormuz. Il prezzo del gas naturale alla borsa di Amsterdam (Ttf) ha superato i 60 euro al megawattora, toccando 63,49 euro con un balzo giornaliero del 41%, prima assestarsi intorno ai 55 euro: sono i massimi dall’agosto 2022, pochi mesi dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Dall’inizio della crisi le quotazioni europee sono aumentate fino al 70%. A pesare è il blocco delle esportazioni dal più grande impianto di Gnl al mondo in Qatar, fermo dopo un attacco con droni iraniani, e l’incertezza sulla durata dello stop. Che per le Guardie Rivoluzionarie iraniane è ufficialmente “chiuso”, nel senso che qualsiasi nave in transito verrà colpita, ma il Comando centrale statunitense resta invece tecnicamente aperto. Nel frattempo, secondo dati di monitoraggio marittimo citati da Reuters, oltre 150 petroliere e metaniere hanno gettato l’ancora nel Golfo oltre lo stretto, mentre altre decine risultano ferme sul lato opposto: una prima evidenza concreta della paralisi logistica generata dall’incertezza.