È stato il gas a guidare la corsa dei prezzi sui mercati energetici nella prima seduta dopo l’attacco all’Iran, con punte di rialzo superiori al 50% in Europa. A ruota segue il diesel, che con un balzo di oltre il 20% si è spinto ai massimi da tre anni.
Meno spettacolare, invece, la performance del petrolio, con il Brent che non ha mai guadagnato più del 13%, superando solo brevemente la soglia di 80 dollari al barile, per poi ripiegare intorno a 76 dollari, in progresso di “appena” il 5% rispetto a venerdì.
Ad alimentare l’eccezionale fiammata del gas è intervenuto l’annuncio shock del Qatar, che lunedì 2 ha fermato del tutto la produzione di Gnl, combustibile di cui è responsabile di un quinto dell’offerta globale: l’equivalente di 110 miliardi di metri cubi l’anno.
Ma nel complesso le performance sui mercati sono una conferma di quali siano le maggiori vulnerabilità in questa fase di emergenza, in cui il conflitto si è rapidamente allargato all’intera regione mediorientale, semiparalizzando il traffico marittimo nel Golfo Persico e inziando a colpire anche infrastrutture energetiche.
Le metaniere in partenza da Doha non riescono ad aggirare lo Stretto di Hormuz, tuttora non “bloccato” ma ad altissimo rischio e quindi disertato dalle compagnie di navigazione.













