Non si può dire che l’attacco sia arrivato del tutto inatteso. I segnali che qualcosa in Medio Oriente si stesse preparando a succedere erano chiari e forti, tanto che i mercati petroliferi già da qualche giorno erano tornati in tensione, a riflettere anche un maggior rischio geopolitico (oltre alla speranza di rapporti commerciali più sereni tra Usa e Cina).
Ma quando Israele ha colpito l’Iran, attirando un’immediata rappresaglia, la reazione del mercato è stata brusca: un’impennata fino al 13% per le quotazioni del greggio – con un picco di 78,5 dollari al barile, record da 5 mesi, nel caso del Brent – che si è poi ridimensionata solo in parte.









