Il mercato petrolifero del mondo ha tremato dopo che il 13 giugno Israele ha lanciato decine di attacchi contro le strutture nucleari e militari iraniane. Le quotazioni del Wti, riferimento internazionale per il greggio, sono in rialzo del 7% e anche il Brent, benchmark per il petrolio del Mare del Nord ha toccato un picco di 78,5 dollari al barile con un incremento del 12%, prima di stabilizzarsi intorno a incrementi del 7%. L'oscillazione dei prezzi riflette la tensione tra l'escalation militare e la scelta strategica di Israele, che per ora sta evitando di colpire le infrastrutture petrolifere iraniane.
Lo Stretto di Hormuz, centro del commercio petrolifero mondiale
Il punto critico è lo Stretto di Hormuz, da cui transitano 21 milioni di barili al giorno provenienti da Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati, pari a un terzo delle forniture petrolifere mondiali movimentate via mare. L'Iran ha minacciato più volte di chiudere il passaggio, ma non è mai riuscita a bloccarlo del tutto e, secondo gli analisti, non riuscirà a ottenere una chiusura prolungata perché lì è presente la Quinta Flotta Usa in Bahrein.
L’ANALISI
Ormai il dado è tratto: Israele e Iran sono in guerra. Ecco cosa dobbiamo aspettarci








