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Ultimo aggiornamento: 8:31
Il prezzo del petrolio prende il volo, scontando le tensioni geopolitiche legate all’attacco militare congiunto degli Stati Uniti e Israele all’Iran nel fine settimana per quello che secondo gli analisti potrebbe essere il preludio di un periodo di incertezza più lungo del previsto. Dopo aver toccato un rialzo massimo del 13%, alle 8 il Brent viene scambiato a 78,80 dollari con un progresso dell’8,28% mentre il West Texas Intermediate (Wti) passa di mano a 72,24 dollari al barile con un rialzo del 7,79%.
L’Iran è tra i principali fornitori di petrolio al mondo e il suo governo ha riferito di aver chiuso la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, via marittima vitale per il trasporto del greggio, a seguito degli attacchi aerei americani e israeliani che hanno ucciso la Guida suprema, Ali Khamenei. Hormuz uno snodo di grande importanza attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale: circa 20 milioni di barili al giorno e quasi il 20% del Gnl totale, prevalentemente dal Qatar.
Almeno tre petroliere sono state danneggiate nella regione e i principali spedizionieri hanno dichiarato che eviteranno lo Stretto. Se la situazione di blocco dovesse persistere: il greggio potrebbe, secondo gli analisti, salire fino a 100-120 dollari, con effetti a cascata sui costi di carburanti ed elettricità. I ritardi nelle consegne del Gnl, in particolare, metterebbero in seria difficoltà Europa e Asia.









