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Finché la guerra in Medio Oriente prosegue e lo stretto di Hormuz rimane chiuso, all’economia globale continua a mancare quasi tutto il petrolio prodotto dai paesi del Golfo, all’incirca 14 milioni di barili al giorno. A marzo i paesi avanzati avevano tentato di dare almeno una parziale soluzione attraverso un provvedimento storico: era stato stabilito il rilascio di circa 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche, il più grande di sempre. Le riserve strategiche di petrolio sono scorte che i paesi tengono proprio per i momenti in cui rischia di non essercene a sufficienza.
Ora però le riserve usate a marzo stanno per terminare e ci si sta tornando a chiedere se sia il caso di sbloccarne ancora per affrontare i mesi della stagione estiva, in cui il fabbisogno di energia aumenta notevolmente per via dei viaggi. Il problema è che ogni rilascio deve essere deciso con il giusto tempismo, e al momento è difficile stimare per quanto tempo le riserve potrebbero bastare se la guerra continuerà ancora.
La decisione è complicata da quattro elementi. Il primo è che ora per i governi è molto difficile stabilire il momento giusto per un secondo rilascio delle riserve strategiche. La guerra in Medio Oriente è in una fase di completo stallo, ci sono negoziati in corso da settimane, non c’è alcun segnale che stia per finire e allo stesso tempo è soggetta alla grande imprevedibilità del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.







