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La principale conseguenza della guerra in Medio Oriente sull’economia non è solo il fatto che il prezzo di petrolio e gas è aumentato, ma anche che di petrolio e gas si rischia di doverne fare presto a meno a causa delle interruzioni dei traffici marittimi dello stretto di Hormuz, da cui passa un quinto di tutto il petrolio e il gas venduti al mondo. Concretamente significa meno energia e meno carburanti per diversi settori. Il primo che da settimane sta dicendo apertamente di fare i conti con questa prospettiva è il settore aereo.

Un articolo del Financial Times ha raccolto e messo in fila diverse dichiarazioni di manager e dirigenti del settore che si preparano alla prospettiva di avere sempre meno carburante a disposizione per far volare i propri aerei. Tutti dicono che le scorte e le forniture possono assicurare al massimo un altro mese di traffico regolare, dopo di che il rischio è di dover ridurre sensibilmente il numero di voli.

Il rischio nel brevissimo termine, quindi relativo ai prossimi giorni, è mitigato dal fatto che in genere gli aeroporti hanno scorte significative. Hari Marar, amministratore delegato dell’aeroporto internazionale di Bangalore, in India, ha detto che l’aeroporto ha carburante sufficiente per circa 25 giorni. Il Vietnam ha già avvertito della possibilità di dover limitare i voli, e diversi altri dirigenti aeroportuali hanno dichiarato al Financial Times che nelle prossime settimane potrebbero essere costretti a fare lo stesso.