L’allarme arriva da un grande tour operator, che al telefono riferisce a La Stampa: «Sono in corso molte cancellazioni di voli, o riduzioni delle frequenze settimanali, anche in Europa, cioè sulle rotte interne europee, oltre che verso il Medio Oriente e l’Asia. Queste cancellazioni non vengono collegate in modo esplicito alla guerra. Le compagnie aeree ci dicono, restando nel vago: ragioni commerciali. Ma che ci sia un rapporto fra una questione e l’altra è più che un sospetto».
Il Golfo Persico in fiamme
Da quando è scoppiata la guerra fra gli Stati Uniti e Israele da una parte, e l’Iran dall’altro, il Golfo Persico si è incendiato e anche il traffico aereo ha pagato un tributo pesante. Missili e droni volano senza preavviso e senza chiedere il permesso a nessuno, così per ragioni di sicurezza molte rotte da e per la zona hanno subito una drastica rarefazione dei voli. Anche i collegamenti con l’Asia hanno pagato pegno, perché adesso per volare fra l’Europa e (poniamo) l’India o la Cina bisogna fare un lungo giro attorno alla zona di guerra, e questo aumenta la durata dei voli, il consumo del carburante (che per di più è molto aumentato di prezzo, sempre per colpa della causa) e cresce pure il costo dei biglietti; perciò molti passeggeri rinunciano al viaggio.








