Le tensioni in Medio Oriente hanno «ripercussioni significative» sul settore del trasporto aereo con aumenti del carburante «alle stelle». E' quanto mette in evidenza un'analisi realizzata da Coface, tra i leader mondiali nell'assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, il conflitto in Medio Oriente sta colpendo duramente il trasporto aereo mondiale. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha ridotto drasticamente l'offerta globale di cherosene avio (jet fuel) – di cui circa il 20% dipende dai Paesi del Golfo – innescando un'impennata dei prezzi: in Asia e in Europa il cherosene è più che raddoppiato rispetto ai livelli pre-bellici, superando il picco del 2022. Negli Stati Uniti l'aumento si è fermato al +70%, grazie alla capacità di raffinazione domestica. Un ruolo chiave nella crisi lo gioca il Kuwait, secondo esportatore mondiale di cherosene via mare con circa il 15% delle esportazioni globali (dati Vortexa), il cui peso è cresciuto rapidamente dopo l'avvio della raffineria Al-Zour a fine 2022. I prezzi dei biglietti aerei sono saliti di circa il 18% già nelle prime due settimane di marzo su base annua, e da metà mese le compagnie di tutto il mondo hanno iniziato a tagliare i voli, concentrando le riduzioni sulle rotte a corto raggio e domestiche.
Coface, l'aviazione paga il conto della guerra in Medio Oriente
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha ridotto drasticamente l'offerta globale di cherosene avio di cui circa il 20% dipende dai Paesi del Golfo innescando un'impennata dei prezzi. In Asia ed Europa jet fuel più che raddoppiato rispetto ai livelli pre-bellici











