TRIESTE - Da quando lo stretto di Hormuz è stato chiuso a causa della guerra in Medio Oriente, all'aumento del prezzo del carburante si aggiunge una nuova incognita: l'approvvigionamento. Certo, quando si verifica una carenza di cherosene è probabile che si manifesti prima al di fuori dell'Europa. Ma, dobbiamo dircelo, il rischio che alcune rotte estive vengano sospese anche nello scalo regionale del Fvg e che i prezzi dei biglietti aumentino c'è.

Come riportato da Reuters, durante una conferenza stampa a Londra il numero uno di Ryanair Michael O'Leary ha dichiarato che se il conflitto dovesse continuare fino ad aprile, le ripercussioni per le forniture si farebbero sentire all'inizio di giugno. Se il conflitto si protraesse fino a maggio, mettendo a repentaglio tra il 10 e il 20% delle forniture di luglio e agosto, le compagnie aeree dovranno iniziare a valutare la possibilità di cancellare alcuni voli, ridurre la capacità e alzare i prezzi.

Solamente due anni fa Trieste Airport, il principale aeroporto del Friuli Venezia Giulia, diventava base gamechanger Ryanair. La più grande compagnia aerea low cost d'Italia e d'Europa ci aveva creduto: con un maxi investimento da 100 milioni di euro aveva portato nello scalo giuliano cinque nuove rotte (Berlino, Brindisi, Cracovia, Parigi e Siviglia), seicento posti di lavoro e un nuovo Boeing 737.