Il settore del trasporto aereo europeo si trova davanti a una delle sfide più complesse degli ultimi anni. Con l'ultimo carico programmato di cherosene destinato all'Europa in arrivo il 9 aprile, scatta il conto alla rovescia sulla tenuta delle scorte in vista della stagione estiva. Il blocco dello Stretto di Hormuz e la guerra in Medio Oriente, che interrompono il flusso di carburante per aerei dal Golfo Persico, costringono le compagnie a rivedere i piani operativi ea fare i conti con la disponibilità di carburante.

Il prezzo del carburante è in forte crescita. Negli Stati Uniti l'aumento è arrivato fino all'85% rispetto ai valori pre-conflitto, mentre in Europa le tariffe dei voli riflettono incrementi medi intorno al 30%, con punte del 50% su alcune rotte intra-europee. Considerando che il carburante può arrivare a rappresentare fino al 38% dei costi operativi totali, le compagnie sono costrette a razionalizzare la capacità e concentrare gli aeromobili sulle rotte più redditizie.

I vettori stanno già ricalibrando i piani sulla base delle scorte e delle previsioni di approvvigionamento, mentre la domanda continua a crescere: nella settimana tra il 23 e il 29 marzo si sono registrati 27.784 voli giornalieri, con un aumento del 2,5% rispetto alla settimana precedente e del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025. In questo equilibrio fragile la questione centrale per i viaggiatori è dove conviene prenotare per ridurre il rischio di cancellazioni. Il rischio è quello di orari meno comodi per partire e attese lunghe in caso di cancellazione a ridosso della partenza. Nonostante l’allarme, le compagnie rassicurano: le difficoltà operative più serie, se la situazione dovesse diventare davvero critica, dovrebbero manifestarsi non prima di settembre e varieranno da Paese a Paese.