Anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire del tutto, e a condizioni non troppo onerose per le navi che trasportano petrolio e altri beni energetici, i prezzi dei carburanti non sono destinati a scendere rapidamente. È un coro unanime quello degli esperti del settore, che parlano di costi di benzina, diesel e cherosene ancora elevati nelle prossime settimane. Non c'è quindi un problema di carenza strutturale di carburante (altre due navi con carichi di cherosene sono in arrivo in queste ore tra Venezia e Rotterdam, ridimensionando gli allarmi degli ultimi giorni nei piccoli e medi aeroporti italiani), ma di prezzi. Che sia solo speculazione (come ventilato dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che ha convocato oggi al Mimit le compagnie petrolifere) o meno, gli effetti su famiglie e imprese si faranno sentire ancora a lungo. Ryanair ha già annunciato decine di cancellazioni di voli nei prossimi mesi tra Spagna, Portogallo, Francia, Belgio e Germania.
A rischio il 10% degli spostamenti fino a luglio (nei giorni scorsi il vettore aveva parlato del 20-25% dei rifornimenti di carburante che poteva venir meno con la chiusura di Hormuz). Ad essere coinvolti, secondo i maligni con una mossa speculativa per ottenere vantaggi in Europa sulle tasse aeroportuali e i costi di imbarco e spostamento, sono però per lo più tratte minori, che collegano aeroporti piccoli e medi (con poche eccezioni, come Francoforte e Berlino). Ryanair ridistribuirà gli aerei verso altri scali Ue «più competitivi», con costi minori.














