Già ieri mattina il Parlamento di Teheran ha «approvato» la chiusura dello Stretto di Hormuz, eppure i mercati mediorientali hanno reagito come se non ci credessero. Naturalmente la prova del nove arriverà solo oggi alla riapertura delle piazze finanziarie in Asia, in Europa e infine negli Stati Uniti, ma soprattutto con la ripresa del passaggio di una cinquantina di navi petroliere e gasiere che escono ed entrano ogni giorno nel Golfo.
Perché adesso l’Iran non può scegliere solo fra l’opzione di sbarrare Hormuz o lasciarlo aperto; ha un ventaglio di carte da giocare, ciascuna con un impatto potenziale diverso sui prezzi del petrolio e del gas, dunque sull’inflazione e la crescita in Europa e in Italia.








