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20 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:07
L’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha creato “la più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia”. L’avvertimento arriva dal direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), Fatih Birol, che in un’intervista al Financial Times spiega come la percezione pubblica delle conseguenze della guerra in Medio Oriente sia incompleta: “Si sa che è una sfida importante, ma non sono sicuro che la portata e le conseguenze siano davvero comprese”. Il punto è che dopo gli attacchi incrociati agli impianti energetici non determinino solo un’interruzione temporanea dei flussi, ma un potenziale danno strutturale alle infrastrutture del Golfo. Per far ripartire l’operatività “ci vorranno sei mesi in alcuni casi, in altri molto di più”. Anche nello scenario più favorevole, quello di una fine rapida delle ostilità, i tempi di recupero saranno lunghi. “Ci vorrà molto tempo” per rimettere in attività. Con la conseguenza che lo choc sull’offerta potrebbe protrarsi ben oltre la durata del conflitto, alimentando volatilità e tensioni sui mercati energetici.
Gli attacchi statunitensi e israeliani e la rappresaglia iraniana stanno già colpendo il cuore del sistema energetico globale. “Si sono fermate le arterie vitali”, osserva Birol, riferendosi non solo al petrolio e al gas ma a un intero ecosistema industriale. Dalla produzione di fertilizzanti ai prodotti petrolchimici, base per plastica, tessile e manifattura, fino a materie prime critiche come zolfo ed elio, la crisi rischia di propagarsi lungo tutte le catene del valore. Così l’aumento dei prezzi energetici si trasmette ai costi agricoli, industriali e logistici, riaccendendo le pressioni inflazionistiche.









