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23 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:12
Quella che l’Agenzia internazionale dell’energia ha definito “la minaccia alla sicurezza energetica più grave della storia” rischia di ripercuotersi pesantemente sull’Italia. Non parliamo dei rincari dei carburanti scatenati dall’esplosione dei prezzi del petrolio dopo gli attacchi all’Iran, ma dei costi che il Paese dovrà sostenere per procurarsi il gas che resta ancora oggi la principale fonte energetica del Paese, coprendo circa il 35% del consumo interno lordo di energia. Gli attacchi dei giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture del Golfo mettono a dura prova la sicurezza della Penisola, che l’anno scorso ha importato il 42% del suo fabbisogno di gas naturale liquefatto dal Qatar. I danni agli impianti di produzione ridurranno del 17% in cinque anni la capacità di export. QatarEnergy aveva già notificato a Edison, il maggior importatore italiano, che per cause di forza maggiore non avrebbe potuto adempiere agli obblighi contrattuali relativi alle consegne previste da inizio aprile. E ora potrebbe dover fare lo stesso anche sul lungo termine.
Un passo indietro. Fino al 2021 il sistema italiano era dipendente dal gas russo trasportato via gasdotto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il quadro è cambiato. Tra il 2023 e i primi mesi del 2026 la quota del Gnl sul mix energetico nazionale è più che raddoppiata, ricorda l’agenzia specializzata Ageei, passando da circa il 25% a oltre il 33%. Una trasformazione necessaria per sostituire le forniture di Mosca, ma che ha aumentato i costi e l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali.














