La guerra in Iran ha chiuso i rubinetti al 17% della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) del Qatar. Tradotto: un buco stimato di 20 miliardi di dollari nel fatturato annuo e ricadute pesanti per i rifornimenti verso Europa e Asia. E a causa dei danni subiti negli impianti di liquefazione, l’amministratore delegato di QatarEnergy, nonché ministro per l’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, va dritto al punto: la società dovrà dichiarare la forza maggiore sui contratti a lungo termine (dalla durata di 5 anni) per il rifornimento verso Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina.
In un’intervista rilasciata all’agenzia Reuters, al-Kabbi spiega che la forza maggiore, che comporta l’impossibilità di onorare i contratti, «l’abbiamo già dichiarata, ma si trattava di un periodo più breve». La dichiarazione era avvenuta post attacchi militari contro i siti di Ras Laffan, uno degli impianti di Gnl più grandi al mondo, ripresi di mira nella giornata di ieri. Adesso, però, lo scenario cambia: «It’s whatever the period is». In altre parole, a tempo indeterminato.
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Da sottolineare che il Qatar è fra i principali fornitori di Gnl dell’Italia, che importa circa il 45% degli stoccaggi dal Paese del Golfo. Nel corso dell’intervista, al-Kaabi riporta che due dei quattordici treni di liquefazione del Qatar e uno dei due impianti di conversione del gas in forma liquida hanno subito danni dagli attacchi iraniani.












