Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

19 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:05

Gli attacchi incrociati agli impianti energetici nel Golfo, compresa l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, aprono quello che gli esperti del settore definiscono uno “scenario da Armageddon“. Non si parla più soltanto dello stop al traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante delle esportazioni globali di greggio. Sul tavolo c’è ora anche la possibilità di danni diretti alla capacità produttiva dell’area, uno dei principali poli energetici del mondo. Il rischio è quello di interruzioni prolungate dell’offerta, che si tradurrebbero in uno choc globale sul prezzo dell’energia con pesanti conseguenze per l’Europa, per cui il Qatar è il secondo fornitore dietro gli Usa -L’ad di QatarEnergy ha già fatto sapere che potrebbe dover dichiarare la forza maggiore sui contratti a lungo termine per le forniture di gas naturale liquefatto destinate a Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gnl del Paese. Il primo effetto è che il Brent è arrivato a superare i 119 dollari al barile – salvo ripiegare dopo che il sottosegretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha rivelato che è allo studio la rimozione delle sanzioni nei confronti del petrolio iraniano – e i prezzi del gas sul mercato europeo Ttf hanno registrato un’impennata oltre i 70 euro al megawattora, più che raddoppiando rispetto ai livelli precedenti all’escalation. In rosso tutte le Borse europee.