Crolla la produzione del petrolio sulla scia della guerra in Medi Oriente, scatenata da Usa e Israele contro l'Iran.

E la situazione sembra destinata a peggiorare dopo che il nuovo leader della Repubblica Islamica, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato di mantenere chiuso lo strategico Stretto di Hormuz, da dove transita un quinto del greggio e del gas naturale liquefatto a livello mondiale.

Il prezzo ne risente subito e il barile torna a salire e tocca i 100 dollari.

La guerra sta causando la "più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale", costringendo i produttori di petrolio del Golfo a tagliare la produzione, riferisce l'Agenzia internazionale per l'energia.

Nel suo ultimo report mensile, l'Aie fa presente che la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati, un volume pari a quasi il 10% della domanda mondiale. E "senza una rapida ripresa dei flussi di spedizione" attraverso lo stretto di Hormuz "le perdite" di petrolio "aumenteranno", avverte l'Aie.