Roma, 11 mar. (askanews) – Il più grande rilascio di riserve strategiche da parte dei 32 paesi coordinati dall’Agenzia internazionale per l’energia non ha fatto scendere il prezzo del greggio. Secondo gli analisti il mercato aveva già scontato questa decisione. E il blocco dello stretto di Hormuz continua a far paura e tiene alte le quotazioni di Brent e Wti, il primo vicino ai 92 dollari e il secondo su gli 88 dollari al barile. Le minacce di mine lungo la striscia di mare più bollente del mondo hanno prevalso anche sull’azione congiunta dell’Aie. ‘La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l’altro’, ha detto oggi il colonnello Ali Razmjou, portavoce delle forze armate iraniane, in un messaggio in cui ha poi ribadito che ‘qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo’.

‘Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati’, ha proseguito, ammonendo: ‘Preparatevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili’. L’agenzia che monitora la sicurezza marittima, United Kingdom Maritime Trade Operations ha detto poi che tre navi cargo sono state colpite da proiettili nei pressi della principale via d’acqua.