Caos nello stretto di Hormuz dopo la chiusura iraniana in risposta agli attacchi congiunti Usa-Israele. Almeno 150 petroliere, comprese navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l'ancora nelle acque aperte del Golfo oltre lo Stretto di Hormuz. Lo riporta Al Jazeera citando stime Reuters e gli ultimi dati del trasporto marittimo elaborati sulla piattaforma Marine Traffic. «Altre decine di navi erano ferme dall'altra parte dello stretto. Questi movimenti sono avvenuti dopo gli attacchi Usa e israeliani contro l'Iran», scrive Al Jazeera. «Le petroliere erano raggruppate in acque aperte al largo delle coste dei principali produttori di petrolio e Gnl del Golfo, tra cui Iraq e Arabia Saudita e Qatar».
L'Opec+ annuncia l'aumento della produzione di petrolio dei Paesi membri di 206mila barili al giorno ad aprile. Nel comunicato diffuso al termine della riunione virtuale tenuta oggi, non viene nominato l'attacco all'Iran, ma si parla di «una stabile prospettiva economica globale» e di «attuali solidi fondamentali del mercato». «I paesi - viene quindi specificato - continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato e, nel loro continuo impegno a sostenere la stabilità del mercato, hanno ribadito l'importanza di adottare un approccio cauto e di mantenere la massima flessibilità per aumentare, sospendere o invertire la graduale eliminazione degli aggiustamenti volontari della produzione».











