Nessuno ha “bloccato” lo Stretto di Hormuz, ma il traffico marittimo nel Golfo Persico è comunque semiparalizzato. Centinaia di navi hanno gettato l’ancora, evitando per precauzione di spostarsi in quello che è diventato un enorme teatro di guerra.

Con il conflitto che si è allargato fuori dai confini dell’Iran, ci sono stati anche i primi attacchi a petroliere: almeno tre hanno riportato danni nella giornata di domenica, al largo di Oman ed Emirati arabi, e c’è stata anche una vittima. Episodi che evidenziano rischi ormai troppo alti per la navigazione, che non vengono più coperti dalle normali polizze assicurative e che stanno spingendo gli armatori a comunicare, uno dopo l’altro, la sospensione dei servizi, nell’intera regione mediorientale.

Un invito alla prudenza è peraltro arrivato ieri anche da Bimco, la maggiore associazione marittima internazionale: «Le navi collegate a Stati Uniti e Israele hanno più probabilità di essere prese di mira, ma anche le altre navi potrebbero essere colpite deliberatamente o per errore», ha avvertito il responsabile della sicurezza Jakob Larsen.

La variabile chiave adesso è il tempo. Se le tensioni non si allenteranno al più presto – esito che purtroppo sembra poco probabile – le conseguenze potrebbero essere pesantissime, anche dal punto di vista economico.