Sui ponti di comando le radio ripetono i messaggi continuamente: rotta pericolosa, cercare rifugio dirigersi verso acque sicure. I missili e i droni che sorvolano lo stretto di Hormuz hanno, in poche ore, paralizzato i traffici marittimi in quell’area: tutti gli armatori, uno dopo l’altro, hanno ordinato alle loro navi di evitare l’attraversamento dello stretto con ripercussioni sui traffici marittimi in tutto il mondo. E così basta collegarsi a Marine Traffic per rendersi conto che, nel solo pomeriggio di ieri, erano più di 300 le navi raggruppate nelle aree esterne allo stretto.

Una metà, come ha confermato anche Al jazeera, sono petroliere e navi che trasportano gas naturale liquefatto, cioè metano raffreddato a -360 gradi con elevati costi di mantenimento di quelle temperature; l’altra metà sono navi da carico, per lo più portacontainer dirette o in uscita dai principali porti del Medio Oriente. Un fermo che costa centinaia di milioni di dollari al giorno se si valuta solo l’impatto nei ritardi di consegna delle merci, i costi assicurativi che aumentano spaventosamente nelle zone di guerra, i prodotti deperibili che non potranno più essere immessi sul mercato. Msc e altre grandi compagnie di navigazione hanno adottato misure di emergenza nel Golfo Persico per proteggere navi ed equipaggi e ordinato ai comandanti di dirigersi verso "porti sicuri".