I Pasdaran sostengono che lo Stretto di Hormuz, punto strategico situato tra il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman, non è più sicuro dopo gli attacchi di Usa e Israele ed è chiuso al transito marittimo: lo riferiscono i media locali.

L'incubo di una chiusura - sullo sfondo dell'escalation bellica innescata dall'attacco di Usa e Israele all'Iran - era stato evocato poco prima come una prospettiva ormai certa anche dai media britannici, in attese di annunci ufficiali da Teheran. Erano infatti emerse informazioni concordanti sul divieto già in atto segnalato dagli equipaggi di diverse petroliere in navigazione, preavvertite di cambiare rotta. Sky News Uk ricorda come lo Stretto in questione sia vitale per le esportazioni dei principali produttori petroliferi del Golfo, inclusi Arabia Saudita, Emirati e Iraq, oltre allo stesso Iran. E come una chiusura - mai attuata da Teheran in passato, anche in momenti di grave crisi internazionale - possa produrre effetti devastanti sul mercato globale del petrolio, nonché sul costo dell'energia.

L’OPEC+ sta valutando un aumento della produzione di petrolio più ampio rispetto a quanto finora previsto, dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran che hanno riacceso le tensioni in Medio Oriente e spinto al rialzo le quotazioni del greggio. Durante la "guerra dei 12 giorni" tra Israele (Usa) e Iran di giugno il petrolio aveva registrato la maggiore impennata in oltre tre anni con il greggio Brent, il riferimento europeo, che ha superato gli 80 dollari al barile a Londra. I guadagni sono rapidamente svaniti una volta che è diventato chiaro che le principali infrastrutture petrolifere regionali non erano state danneggiate.