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4 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 20:01
“Lo Stretto di Hormuz è sotto il controllo totale della Marina della Repubblica Islamica”, ha affermato Mohammad Akbarzadeh, un alto funzionario delle Guardie Rivoluzionarie. La situazione non è chiara, il “choke-point” che regola il flusso di petrolio in buona parte del mondo non sembra ancora del tutto chiuso. Intanto però il traffico delle navi che trasportano il greggio è crollato del 90%. I rischi sono troppo alti. Una portacontainer, ad esempio, è stata colpita al largo delle coste dell’Oman: si tratta del 4° attacco segnalato nell’area in 24 ore. Ecco allora che l’obiettivo principale – di Usa, Europa e persino della Cina – è di riaprire la navigazione quanto prima per evitare che l’oro nero scarseggi e il suo prezzo salga alle stelle.
Il ministero degli Esteri di Pechino ha esortato “tutte le parti a cessare immediatamente le operazioni militari, evitare l’escalation delle tensioni e salvaguardare la sicurezza nello stretto”. Secondo alcune fonti, l’Iran avrebbe dichiarato che consentirà solo alle navi cinesi di attraversarlo, come segno di gratitudine per Pechino, che peraltro acquista la gran parte del greggio degli ayatollah, altrimenti sanzionato. “A differenza di altri tipi di imbarcazioni, i cui movimenti sono in gran parte cessati, alcune petroliere stanno ancora attraversando lo stretto da est a ovest, a volte con i transponder spenti”, ha sottolineato Matt Wright, analista di Kpler. Però si tratta di una frazione dei 79 transiti giornalieri del pre-guerra. Non a caso Cosco – il gigante cinese delle spedizioni che gestisce una delle più grandi flotte di petroliere al mondo – ha dichiarato che a partire da oggi sospenderà i servizi da e verso i Paesi del Golfo. I rischi, insomma, sono troppo alti e le compagnie assicurative ritirano le polizze.













