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Ultimo aggiornamento: 16:35

L’Iran sta valutando la possibilità di bloccare il transito nello stretto di Hormuz che collega il Golfo Persico con l’oceano indiano e da cui passa circa il 20% di tutto il petrolio esportato nel mondo (una ventina di milioni di barili al giorno), il 30% di quello che viaggia via mare. Per questa ragione si tratta di una mossa particolarmente temuta dai mercati internazionali, se attuata davvero e per un periodo di tempo sufficiente, in grado di provocare un’impennata delle quotazioni petrolifere con ricadute su inflazione ed economie dell’intero globo. Da questo tratto di mare di 45 kilometri tra Iran ed Emirati Arabi, passa pure il gas liquefatto del Qatar, di cui anche l’Italia è grande utilizzatrice dopo aver significativamente ridotto le sue importazioni dalla Russia.

“La possibile chiusura dello Stretto é una delle opzioni attualmente sul tavolo”, ha detto un membro del Comitato per la sicurezza nazionale del Parlamento citato dall’agenzia russa Tass.

L’Iran è, come noto, a sua volta un esportatore di petrolio, possiede le terze riserve di greggio al mondo (208 miliardi di barili) e le seconde di gas (34mila miliardi di metri cubi). Quindi la chiusura del transito va anche a suo svantaggio. Tuttavia, per effetto delle sanzioni occidentali, il 90% del petrolio iraniano finisce, al momento, in Cina. Probabilmente, con lo stop ai transiti, l’Iran può fare più danni di quelli che subisce.