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30 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 12:30
Il primo impatto della guerra in Iran sulle tasche dei cittadini era ampiamente atteso e puntualmente è arrivato. Secondo le stime preliminari dell’Istat, ad aprile 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +1,2% su base mensile e del +2,8% su base annua (da +1,7% del mese precedente). A pesare sul balzo, sottolinea l’Istat, principalmente la risalita dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,9%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,7%) e della accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +6,0%). In rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,5%). Il costo della guerra appare ancora più evidente se si guarda l’inflazione di fondo, vale a dire al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che mostra un rallentamento (da +1,9% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +2,0%).
I prezzi dei beni registrano una marcata accelerazione su base annua (da +0,8% a +3,2%), mentre quelli dei servizi rallentano (da +2,8% a +2,4%). “Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni diventa negativo, portandosi a -0,8 punti percentuali (dai +2,0 p.p. del mese precedente)”. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona sale a +2,5% (da +2,2%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,1% a +4,3%). La variazione congiunturale dell’indice generale “risente prevalentemente dell’aumento dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+5,7%), degli Alimentari non lavorati (+2,1%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,6%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%)”. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,7% su base mensile, per effetto della fine dei saldi stagionali di cui il ‘Nic’ non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +1,6% del mese precedente).













