Le tensioni nello stretto di Hormuz hanno una ricaduta invisibile ma potentissima sulla nostra alimentazione: come vi abbiamo raccontato all’inizio di questa crisi, il rincaro dei fertilizzanti rischia di compromettere le semine primaverili, la qualità e la quantità dei raccolti, inclusi quelli di grano, provocando un aumento dei prezzi dei beni alimentari al supermercato. Oggi quelle previsioni sono diventate realtà: nel mese di marzo il prezzo dell’urea, il principale fertilizzante azotato, ha raggiunto i 725 dollari per tonnellata, con un incremento del 53,7 per cento rispetto a febbraio. È il livello più alto degli ultimi quattro anni. La stima arriva dalla Banca Mondiale ed è stata ripresa anche da Milling Middle East & Africa. Non è un picco isolato. Secondo Oxford Economics, dall’inizio della crisi l’urea è salita di circa il 50 per cento, mentre l’ammoniaca ha registrato un incremento vicino al 20 per cento. La stessa Banca Mondiale prevede che nel 2026 i prezzi globali dei fertilizzanti cresceranno di oltre il 30 per cento rispetto all’anno precedente. L’urea potrebbe mantenersi su una media annua di 675 dollari per tonnellata, circa il 60 per cento in più rispetto al 2025. Se le tensioni dovessero riaccendersi, si potrebbe tornare sopra la media del 2022, quando fu superata quota 700 dollari, il livello più alto dal 1974.