Secondo Francesco De Leo Kaufmann i mercati potrebbero aver sottovalutato gli effetti ritardati del conflitto con l’Iran. Se i primi cento giorni sono stati assorbiti da scorte e riserve, i prossimi saranno decisivi per capire l’impatto su inflazione, crescita e utili. Intanto, l’intelligenza artificiale diventa una sfida strategica tra Stati e la BCE resta vigile sui rischi inflazionistici
E se i mercati avessero ragione sulla natura dello shock, ma torto sulla sua tempistica? A cento giorni dall’inizio del conflitto con l’Iran, gli investitori sembrano aver archiviato la più grave crisi energetica degli ultimi decenni come un evento ormai assorbito dal sistema economico globale. Il petrolio non è esploso, la crescita ha rallentato ma non si è fermata, i mercati azionari hanno mantenuto una sorprendente resilienza e il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale continua a correre. Eppure, questa lettura potrebbe rivelarsi prematura.
Gli shock energetici non scompaiono. Si propagano. I primi cento giorni sono stati assorbiti grazie alle scorte, alle riserve strategiche e ai contratti già in essere. I prossimi cento giorni diranno se l’aumento dei costi energetici, logistici, assicurativi e finanziari inizierà a riflettersi sugli utili delle imprese, sull’inflazione e sulla crescita economica. Per questo il periodo decisivo non sarà l’estate, ma l’autunno, tra ottobre e novembre.






