La volatilità dei prezzi del greggio, pur rimanendo un termometro cruciale, rischia oggi di distogliere l’attenzione dei mercati da una minaccia ben più strutturale: la ridefinizione degli assetti di sicurezza globali, della difesa e delle catene di approvvigionamento tecnologiche strategiche. La riflessione di Francesco De Leo Kaufmann
Il mercato sta interpretando male l’Iran — ancora una volta. Non si tratta più solo di una questione petrolifera. Né è semplicemente l’ennesima crisi mediorientale. Gli ultimi attacchi statunitensi, la rappresaglia dell’Iran e il crescente allineamento diplomatico e militare in tutto l’Occidente segnano l’inizio di un nuovo assetto geopolitico. Lo Stretto di Hormuz non è più solo un punto nevralgico per l’energia. È diventato la prova più importante al mondo in termini di deterrenza, credibilità delle alleanze e controllo sulle infrastrutture della globalizzazione. Il petrolio è solo il primo prezzo a muoversi. Il capitale sarà il prossimo.
Il cessate il fuoco è stato una tregua, non la pace definitiva
Il conflitto non si è mai fermato. Si è semplicemente spostato dal campo di battaglia al posizionamento strategico. Ogni attore principale ha trascorso le ultime settimane preparandosi alla fase successiva. I mercati hanno scambiato una pausa per stabilità.










